Che ne pensi della Laurea in musica jazz? Ecco il mio punto di vista (forse non ti piacerà)

Ai ragazzi che dopo la laurea si iscrivono al BassLab (bassisti o altri musicisti che vogliono migliorare le proprie conoscenze di teoria o armonia) faccio sempre questa domanda:

“OK adesso ti sei laureato, magari con 110 e lode. Ottimo!
Ma ti faresti curare da un medico laureato con il tuo stesso voto… e identica preparazione?”

Il più delle volte questi ragazzi mi rispondono: “Col cavolo! Se mi devo far curare, vado da un medico bravo e preparato sul serio. Non come me, così alla buona”.

E questo indica già un grande problema del nostro sistema educativo. Le due lauree – jazz e medicina – sarebbero equivalenti dal punto di vista formale (ovvero del titolo di studio). Quindi anche la preparazione conseguita dovrebbe essere equivalente. Cosa che appunto non è.

Ed ecco che salta fuori la tipica frase: “Ma in fondo io sono laureato in musica”. Va bene, non avrai la responsabilità della vita di una persona. Allo stesso tempo la tua laurea in jazz è considerata sullo stesso piano delle altre lauree.

Quindi ci si chiede: le varie lauree sono equivalenti anche dal punto di vista della serietà con cui sono concepite e organizzate?

Un ingegnere può partecipare alla progettazione di un edificio o di un ponte. Ma se è laureato in maniera molto blanda come lo è spesso un laureato in musica jazz, come lavorerà? Sarà capace di progettare in maniera corretta? Probabilmente no. E questo può avere conseguenze molto molto gravi, pertanto non è una condizione accettabile.

Crisi-conservatori-musica-jazzPerché invece è tollerata una preparazione scadente su altre discipline di livello universitario, quali appunto la musica jazz?

C’è decisamente qualcosa che non va nel sistema dei Conservatori, ovvero nel sistema universitario per quanto riguarda la materia musica, compresa la musica jazz.

Se il jazz è così faticoso da ascoltare per la maggior parte del pubblico, è anche perché la maggior parte di questa musica cosiddetta jazz non è suonata dai musicisti italiani in modo convincente. È un tipo di musica che richiede il rispetto di tutta una serie di criteri, se no non funziona!

In breve, credo che i corsi in musica jazz dei Conservatori siano fondamentalmente inutili.

Sulla carta cercano di sviluppare una serie di basi culturali anche molto interessanti. All’atto pratico, però, si trasformano spesso in un ammasso di infarinature molto superficiali che non lasciano alcun segno. Basta solo saperle ripetere in maniera pedissequa all’esame.

Abbiamo anche un grosso problema legato alla questione tecnica strumentale. L’insegnamento dello strumento, di qualsiasi strumento, deve essere fatto seguendo una serie di criteri molto precisi. Occorrono programmi molto dettagliati per acquisire le conoscenze tecniche indispensabili a fianco di quelle culturali.

Il punto è che a causa del numero insufficiente di ore destinate allo studio dello strumento e a programmi privi di obiettivi specifici da raggiungere, lo sviluppo tecnico rimane un miraggio per quasi tutti gli studenti di conservatorio. Sicuramente per quelli che si limitano alla frequenza dei corsi interni.

Qualsiasi strumento ha bisogno di essere studiato per molto tempo regolarmente, seguendo una struttura didattica precisa. Senza organizzazione, puoi suonare anche per anni senza compiere progressi, al contrario rischiando di trascinarti dietro vari limiti tecnici anche gravi.

Tanto è vero che numerosi studenti sono praticamente costretti a frequentare corsi extra (=al di fuori del conservatorio), per colmare le lacune che essi stessi riconoscono di avere.

Vogliamo poi parlare del corpo docente del corso di laurea in musica jazz?

Ai corsi di laurea in jazz, in genere non ci sono insegnanti con una cultura universitaria paragonabile a quella dei docenti delle altre facoltà.

Nella migliore delle ipotesi sono artisti che lavorano bene sul proprio strumento. Poi però non sono in grado di strutturare un vero e proprio percorso didattico. E nemmeno di trasmettere efficacemente il proprio sapere e la propria esperienza agli studenti.

In definitiva il problema fondamentale è che da un lato i ragazzi si iscrivono al conservatorio per cercare di ottenere una laurea. Dall’altro questa laurea è estremamente inutile perché priva di valore culturale e musicale. E probabilmente nemmeno valida come pezzo di carta!

Struttura didattica inesistente, programmi superficiali, monte ore delle materie strumentali insufficiente, docenti di livello non adeguato.

Vale davvero la pena perdere tempo (= anni di vita), denaro, energie, occasioni interessanti, per qualcosa di così vago e incompleto come un corso di laurea in jazz?

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6 commenti

  1. Giovanni Crescenzi

    Da quel che ho potuto capire il redattore dell’articolo non è a conoscenza dell’esistenza in Italia di pessimi medici, pessimi ingegneri e pessimi professori universitari. Ancor più grave è che, pur essendo egli stesso musicista italiano, non conosce alcun musicista italiano che suoni jazz, cito testualmente, ” in maniera convincente”. Pretende ,giustamente, che gli insegnanti di jazz abbiano una cultura musicale “universitaria” ma non si pone il problema che spesso i suddetti sono costretti a lavorare con ragazzi , a differenza dei prof. universitari, “musicalmente ” analfabeti che dovrebbero frequentare una (ipotetica) prima elementare musicale……altro che università! Ragazzi che si iscrivono ai corsi di jazz senza alcun interesse per esso ma solo perchè magari è l’unico corso accessibile. E vi entrano non conoscendo nemmeno , non dico Paul Bley, ma nemmeno Parker . E poi questo fatto di far di tutta l’erba un fascio facendo torto a tanti musicisti GIGANTI è veramente irritante. Ma c’è veramente qualcuno che crede che questo articolo abbia fatto una seppur minima informazione?

  2. Marco Bonetti

    Sono pienamente d’accordo e lo sono da almeno 25 anni!
    Considerazioni principali:
    a) Insufficienza professionale
    b) NON CI SONO LE BIG BAND nei conservatori o per lo meno sono rare!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! per la preparazione di base!!!!!!!!!!!!!!!
    M.B.
    CIAO!

  3. Complimenti per questo ammasso di chiacchiere inutili. Da diplomato sia in Jazz che Strumenti a Percussione ti posso dire che i preparati ci sono dall’ una e dall’ altra parte, lo stesso vale per gli incompetenti. Se ti facessi un giro fra alcuni medici o ingegneri posso dirti che neanche la loro categoria è priva di gente impreparata, anzi… E comunque chi ha scritto ciò non ha forse ben capito che non è la laurea che ti dà la preparazione ma lo studio a casa. Infatti vedi la grande quantità di professionisti di ottimo livello senza titolo e che non sanno neanche leggere la musica. Posso dirti che conosco diplomati in strumento classico con lode e menzione che hanno problemi ad andare a tempo e laureati in jazz che sono semplicemente mostruosi e geniali. Quindi STOP BULLSHITTIN PLEASE

  4. Sono un diplomato in Jazz vecchio ordinamento.
    Per conseguire tale titolo era obbligatorio avere un diploma di strumento vecchio ordinamento, quindi per un pianista dieci anni di pianoforte con conseguimento del diploma e poi previo esame di ammissione, se idoneo, bisognava frequentare uno o due anni di esperimento e successivamente tre anni accademici. Le prove di esame del diploma di jazz prevedevano delle clausure:
    Prima prova di 12 ore per scrivere un arrangiamento da tema dato, trascrivere le parti per i vari strumenti dell’organico dell’arrangiamento (generalmente una big band).
    Tale prova per essere valutata, doveva essere eseguita dalla big band e diretta con le varie indicazione date dal candidato.
    Seconda prova 4 ore, analisi di un brano jazz tramite ascolto da musicassetta.
    Una prova con tesina su un personaggio jazzistico.
    Le restanti prove prevedevano l’esecuzione di improvvisazioni su brano jazz a prima vista scelto dalla commissione e su brano portato dal candidato.
    Inoltre essendo un diploma post diploma non erano ammessi per il voto finale i centesimi di voto, cioè se la media delle cinque prove risultava 9,75 il voto finale a discrezione della commissione poteva essere arrotondato. Mi chiederete come???? Per la cronaca il mio è stato arrotondato a 9,00. Personalmente ho insegnato nei corsi di trienni e biennio jazz presso un conservatorio, vi garantisco che ho conosciuto dei colleghi davvero validi ma altrettanti al dir poco incompetenti, alcuni ottimi musicisti jazz, ma pessimi didatti.
    Ma la cosa più grave è che agli esami di ammissione dei trienni jazz e qualche volta anche ai bienni jazz, hanno ammesso candidati con nessuna inclinazione al jazz i quali riescono a laurearsi.

  5. Che ci sia un po di casino nell’insegnamento ok, ma cazzo con soli 700€ all’anno fai di tutto, arrangiamento strumento ear trainig etc erc, se dovessi far lezioni private per ognuno di questi corsi hai voglia.
    Poi sta ad ogni musicista impegnarsi di piu o di meno nella tecnica etc

  6. 2017

    Alessandro
    15 MAGGIO 2015 A 18:33

    con soli 700€ all’anno fai di tutto,

    Ma proprio di tutto ………

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